Il Report FragilItalia “Lavoro e alienazione” dell’Area Studi testimonia come per larga parte della popolazione italiana (il 42% del campione intervistato) il lavoro sia fonte di insoddisfazione e frustrazione.
Il dato aumenta nella fascia 31-50 anni. 6 italiani su 10 immersi nel periodo centrale della loro attività professionale vivono il lavoro come un’imposizione, e non come un’opportunità di realizzazione personale. Le opinioni più negative si registrano nel gruppo dei lavoratori a bassa scolarizzazione e negli under 30. Queste categorie tendono a vedere il lavoro come una realtà alienante, che non dona, bensì sottrae senso al quotidiano. Significativo invece il fatto che con l’aumentare dell’età e del grado di istruzione gli indici di soddisfazione aumentino.
Il report sottolinea le fragilità di un sistema poco capace di valorizzare i lavoratori più giovani e i ceti professionali. Le rivendicazioni del Primo Maggio per un lavoro sicuro, stabile, ma anche gratificante per chi lo svolge, esprimono un’urgenza condivisa. Un’urgenza che spesso non trova risposta da parte delle istituzioni e delle aziende, e che quindi sfocia anche in un esaurimento emotivo dei lavoratori.
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