Logistica e infrastrutture in Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna, insieme alla Lombardia e al Quadrante Europa nel Veneto, rappresenta una naturale e grande piattaforma logistica. Inoltre, il nostro territorio è fortemente interconnesso con la logistica nazionale e internazionale. Ad esempio, il corridoio Adriatico e il porto di Ravenna rappresentano snodi strategici che hanno una proiezione del traffico merci verso i porti della Liguria.

Tuttavia, lo scenario della logistica a livello mondiale cambia con estrema rapidità. E anche la globalizzazione che abbiamo conosciuto lo fa sotto almeno tre punti di vista.

01. La spinta geopolitica

Il primo riguarda la spinta politica dell’“America First”. Il continuo mutamento dei dazi, influenzato dalle variazioni dei tassi, ridisegna giorno per giorno le aree di mercato in cui le imprese scelgono di investire. Anche se con l’accordo Mercosur si aprono nuovi scenari. A ciò si aggiungono gli effetti della pandemia e delle guerre in corso, che riportano l’economia da una scala globale a una dimensione di prossimità. Sempre più imprese scelgono di reinvestire nei territori, e rendono cruciale l’attrattività delle infrastrutture locali che devono essere sempre più integrate tra loro.

02. Transizione energetica

Il secondo punto di vista riguarda il cambiamento climatico e la transizione energetica. Nell’ultimo anno pre-Covid, il settore dei trasporti, in Italia, rappresentava il 25,2% delle emissioni totali di gas a effetto serra. Lo stesso settore produceva il 30,7% delle emissioni complessive di CO₂. Una quota che corrisponde alla percentuale di combustibili fossili consumata a livello nazionale. Nel complesso, il 96,2% di queste emissioni deriva dal trasporto stradale, di persone e di merci. I dati rendono evidente la necessità di una transizione verso una mobilità sostenibile. Questa condizione impone una scelta chiara sulle fonti energetiche da utilizzare. Per il trasporto delle persone, l’orientamento va verso l’elettrico. Per il trasporto merci emerge la necessità di investire in un mix di fonti: la neutralità tecnologica costituisce il principio guida di questa scelta. La transizione richiede un approccio pragmatico e privo di ideologie. Le infrastrutture presentano costi molto elevati ed è necessario porre attenzione per accompagnare il sistema produttivo nella sua evoluzione. È necessario portare valore aggiunto al sistema produttivo e la logistica rappresenta un elemento centrale di questo sistema: è il primo e l’ultimo anello della catena manifatturiera.

03. Il sistema manifutturiero

Infine, il terzo punto di vista si collega proprio alla manifattura. Oggi, il sistema manifatturiero è un settore estremamente frammentato che non genera quelle condizioni per creare un’economia di scala. Un’economia di scala che è necessaria per investire in innovazione e sostenibilità.

LA NOSTRA PROPOSTA

Proprio da questi due elementi si configura la nostra proposta per una Logistica Sostenibile, Semplice e Sicura, che è stata condivisa dalle altre associazioni datoriali e dalla Regione. E proprio la Regione, sul finire della scorsa legislatura, ha avviato il lavoro per la costituzione di un Tavolo per la Logistica Sostenibile. Inoltre, è stata ripresa anche nei documenti preparatori del nuovo Patto per l’Emilia-Romagna. La proposta consente di individuare una strategia complessiva che tiene insieme diverse iniziative e azioni a supporto delle politiche pubbliche: dalla formazione all’innovazione tecnologica, dalla logica di filiera a quella dell’economia circolare.

La logistica non deve essere vista solo come un costo, ma come un’opportunità per la creazione di valore condiviso. Un valore condiviso che sappia contrastare inefficienze e rischi sociali, e che sia in grado di generare investimenti a lungo termine, con ricadute positive sull’intero sistema produttivo regionale. È necessario creare una cultura della logistica che intercetti il suo valore sociale. Questo è possibile solo con una visione integrata delle politiche pubbliche, oggi frantumate in vari settori e competenze e con forme di incentivazione del tutto inadeguate.

La logistica rappresenta uno dei settori decisivi per lo sviluppo del Paese e delle imprese. È necessario far crescere una visione della logistica come strumento capace di integrare l’intera catena del valore. Questa visione deve ricostruire le filiere logistiche e deve rendere plausibili e coerenti la domanda e l’offerta delle cooperative coinvolte. Uno degli obiettivi della proposta va in questa direzione: restituire valore all’intera filiera logistica. Questo obiettivo è raggiungibile attraverso una redistribuzione equa delle varie fasi logistiche, che eviti soprattutto di schiacciare le figure finali di queste fasi. Tra queste rientrano le persone addette al facchinaggio e alla conduzione degli automezzi. Il nostro approccio vuole contrastare il lavoro povero e le false cooperative, che permeano facilmente il settore della logistica. E la cooperazione può essere capofila di questa nuova visione perché gestisce tutte le fasi: dall’approvvigionamento alla distribuzione.

Allo stesso tempo, la rete delle infrastrutture emiliano-romagnole è interessata da grandi opere attese da decenni. Di conseguenza, l’impasse sulle infrastrutture non genera lo sviluppo di una logistica sostenibile, semplice e sicura di cui abbiamo appena parlato.

Nel corso dell’Assemblea di Legacoop Emilia-Romagna di marzo 2024 avevamo già evidenziato questa criticità. Di seguito riportiamo le parole del presidente Daniele Montroni: “Viviamo in un territorio forte, con una importante presenza cooperativa, ma per mantenere la leadership è necessario sbloccare investimenti da troppo tempo attesi. È il momento di passare ai fatti: la realizzazione di queste opere, già finanziate, non ammette più ritardi. Al tempo stesso, come Legacoop Emilia-Romagna lavoriamo per un ripensamento radicale del modello di sviluppo, che metta al centro le persone, le comunità e la sostenibilità”.

LA ZONA LOGISTICA SEMPLIFICATA

Successivamente, nel corso del 2024, precisamente l’11 ottobre, è stata istituita la Zona Logistica Semplificata (ZLS) che vede il Porto di Ravenna come snodo centrale per la movimentazione delle merci nell’intero territorio regionale. A tal proposito avevamo dichiarato quanto segue: “Grazie all’istituzione della ZLS, sia le imprese già presenti che quelle nuove potranno beneficiare di facilitazioni nazionali e regionali, come semplificazioni amministrative, incentivi economici e sgravi fiscali, per favorire lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e l’occupazione. Questo permetterà di aprire un periodo di nuove opportunità strategiche e di sviluppo economico per le cooperative, incrementando la competitività della regione. Inoltre, il Protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha avviato il percorso per istituire la Zona Franca Doganale, per creare una rete di collegamenti e relazioni che porterà benefici a tutti”.

La ZLS dell’Emilia-Romagna, che ha un’estensione di 4.500 ettari,  coinvolge 11 nodi intermodali da Ravenna a Piacenza, 25 aree produttive, 9 province (Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini) e 28 Comuni (Argenta, Bagnacavallo, Bentivoglio, Bondeno, Casalgrande, Cesena, Codigoro, Concordia sulla Secchia, Conselice, Cotignola, Faenza, Ferrara, Fontevivo, Forlì, Forlimpopoli, Guastalla, Imola, Lugo, Mirandola, Misano Adriatico, Modena, Ostellato, Piacenza, Ravenna, Reggiolo, Rimini, Rubiera, San Giorgio di Piano). Unisce il porto di Ravenna, il centro del sistema, con i nodi intermodali regionali e le aree produttive commerciali identificate secondo criteri di collegamento economico-funzionale con il porto.

Tuttavia, senza una vera rete di infrastrutture moderne con un respiro nazionale, lo sviluppo della ZLS e il valore aggiunto per l’intero territorio regionale risulta inefficace.

Ma quali benefici possono offrire all’Emilia-Romagna infrastrutture moderne collegate alla ZLS?

L’abbiamo chiesto a Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna; Carlo Alberto Gollini, presidente di Legacoop Imola; Tiziano Tassoni, funzionario di Legacoop Bologna; Chiara Bertelli, direttrice di Legacoop Estense; Miriam Vallisa, responsabile Settore Servizi di Legacoop Emilia Ovest, e Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, che hanno evidenziato le opportunità legate al loro sviluppo.

LA VOCE DEI TERRITORI

Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna

Dal punto di vista viario  la Romagna rappresenta da sempre uno snodo fondamentale fra il nord e il sud d’Italia e, indirettamente, fra l’oriente e il nord Europa. Oggi, il Porto di Ravenna e la Zona Logistica Semplificata sono i perni del sistema infrastrutturale romagnolo, con potenzialità strategiche a livello nazionale e internazionale. Perché ciò accada, tuttavia, servono nuovi investimenti, attesi ormai da decenni, e un deciso ammodernamento, con approccio intermodale, dei collegamenti, sia di ultimo miglio, sia verso i poli regionali di Bologna e Ferrara, integrando in modo coerente trasporto ferroviario, stradale e aereo. La vera urgenza è, evidentemente, la realizzazione del passante strategico di Bologna, ma senza tralasciare altre priorità impellenti, come il bypass sul Canale Candiano, il potenziamento del collegamento tra Ravenna e Ferrara, il collegamento veloce tra Forlì e Cesena, il casello autostradale della fiera di Rimini e il quadruplicamento della linea ferroviaria tra Bologna e Castel Bolognese. Seguendo la stessa logica di sistema, è indispensabile anche potenziare i sistemi regionali degli aeroporti e degli interporti.

Carlo Alberto Gollini, presidente di Legacoop Imola

L’Emilia Romagna è per una posizione geografica/imprenditoriale/sociale un territorio importante di collegamento e di passaggio. Dal porto di Ravenna che ci apre il collegamento via nave con il mondo ad arrivare a Piacenza che ci collega con la sponda opposta della penisola è di importanza vitale andare ad investire sulle infrastrutture per aumentare in efficienza per una risposta che ci consenta di essere più veloci e snelli. Il potenziamento di  Autostrade/caselli/Treno/aereo/canali ci potrebbe consentire di essere più competitivi per le risposte che ci vengono richieste dalle nostre imprese. Nodo fondamentale è lo snodo di Bologna e il passaggio di valico che consentirebbe una fluidità maggiore. Troppo tempo che ne parliamo e non riusciamo a mettere in azioni quello che sarà di vitale importanza per il nostro territorio per il nostro futuro.

Tiziano Tassoni, funzionario di Legacoop Bologna

La logistica rappresenta uno dei settori decisivi per lo sviluppo del Paese e delle imprese ed è, allo stesso tempo, un’attività di rilevante impatto ambientale.  È indispensabile mettere al centro dei progetti di sviluppo della logistica una visione integrata della stessa da far valere su tutto il territorio nazionale. La rete di infrastrutture che può consentire lo sviluppo della logistica non può fare a meno di sciogliere rapidamente il tema della sostenibilità  del nodo di Bologna e in questa logica il passante di Bologna è una urgente ed irrinunciabile opera strategica di valore nazionale. Tale opera, oltre a affrontare con attenzione la questione del benessere delle comunità che abitano nel territorio, rappresenta un’infrastruttura vitale per la competitività delle imprese e deve assicurare efficienza della mobilità, sicurezza e sostenibilità. Il Passante deve essere rapidamente realizzato nel pieno rispetto degli impegni ambientali e delle compensazioni previste, integrandosi con la transizione ecologica della mobilità. Oltre a ciò, lo sviluppo della relazione con il porto di Ravenna potrà offrire nuove opportunità all’Interporto di Bologna e a tutte le imprese del territorio. Il prendere corpo del progetto di Logistica Etica, anche tra le cooperative aderenti, evidenzia l’attenzione delle imprese del territorio alla complessità del  settore: assicurare un buon lavoro è possibile attraverso la correttezza e l’eticità delle imprese, ma il tutto deve essere sostenuto da una giusta rete di infrastrutture idonea a vincere le sfide future.

Chiara Bertelli, direttrice di Legacoop Estense

Le province di Ferrara e Modena presentano numerosi nodi intermodali e aree produttive di rilievo, alcune delle quali particolarmente strategiche per le cooperative attive nei settori dell’autotrasporto e della logistica. Il territorio ferrarese, in particolare, è riconosciuto come retroporto del porto di Ravenna e, in questa prospettiva, dovrebbe assumere un ruolo prioritario nelle misure che saranno definite dai futuri decreti attuativi. Confidiamo che la cabina di regia e gli amministratori dei Comuni interessati dai nodi della ZLS sappiano sviluppare una politica efficace di incentivi e di sostegno alle progettazioni di filiera, capace di generare ricadute positive in termini di sviluppo, innovazione e occupazione.

Miriam Vallisa, responsabile settore servizi di Legacoop Emilia Ovest

Il territorio dell’Emilia Ovest della nostra regione vede, nelle provincie di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, alcune aree presenti sia nella Zona Logistica Semplificata dell’Emilia Romagna che delle ZLS interregionali di Genova e La Spezia, mostrandone quindi la strategicità nell’ottica di un efficiente sviluppo della intermodalità tra i porti, retroporti e mercati a dimensione interregionale, grazie alla posizione strategica rispetto ai collegamenti Nord-Sud e Est-Ovest. Infatti, il particolare posizionamento geografico ha permesso lo sviluppo di diverse infrastrutture dedicate al trasporto merci e diversi comparti dedicati alla logistica, come evidenziato dalla presenza dagli assi autostradali e dalla rete ferroviaria di valenza nazionale. Tra le infrastrutture che sicuramente porteranno benefici al territorio portando valore aggiunto, incidendo sullo sviluppo della ZLS è sicuramente prioritaria la realizzazione della IV corsia della A1 fra Modena (interconnessione con A22) e il confine regionale (Piacenza); si segnala inoltre il tracciato della Cispadana che percorrerà in modo trasversale, con direzione ovest-est, il quadrante nord-orientale della pianura emiliana; nonché l’apertura di nuovo casello autostradale lungo la A1, fra il casello di Reggio Emilia e quello di Modena Nord, in località Ponte Gavassa; il completamento del potenziamento della linea ferroviaria Pontremolese. Inoltre rispetto alla piattaforma logistica di Le Mose, il completamento dei lavori per la quale è prevista la realizzazione di uno scalo merci ferroviario a sostituzione dell’attuale scalo a nord della stazione di Piacenza, il potenziamento/adeguamento delle connessioni ferroviarie verso il porto di Ravenna ed i porti liguri.

Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna

La logistica è uno dei pilastri su cui costruire il futuro del nostro sistema produttivo. In Emilia-Romagna questo tema assume un valore strategico perché riguarda direttamente il ruolo dei territori, la qualità del lavoro e la sostenibilità degli investimenti. La nascita della Zona Logistica Semplificata, con il porto di Ravenna al centro, rappresenta un’opportunità concreta per ridisegnare un sistema di collegamenti e infrastrutture che coinvolge tutte le aree della nostra regione. Da Rimini a Piacenza le cooperative sono già protagoniste di una filiera logistica che collega porti, interporti, retroporti e aree produttive di rilievo. Ma servono scelte chiare e investimenti immediati, che devono essere fatti sulla base delle priorità delle opere da finanziare che vanno definite a livello regionale. Come Legacoop Emilia-Romagna ribadiamo l’importanza di una visione unitaria e integrata: non possiamo più permetterci politiche frammentate o ritardi su opere attese da decenni. La logistica deve essere sostenibile, semplice e sicura. Deve creare valore condiviso lungo tutta la filiera e contrastare con decisione il lavoro povero e le false cooperative. La cooperazione è pronta a fare la sua parte: gestiamo tutte le fasi della catena logistica, dall’approvvigionamento alla distribuzione. Per questo, chiediamo che il sistema pubblico investa con decisione su una rete moderna di infrastrutture che rafforzi ogni territorio, renda più attrattive le nostre aree produttive e favorisca l’innovazione e l’occupazione in chiave sostenibile.

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