Il Report mostra come il calo della natalità sia provocato da una combinazione di problematiche economiche e sociali, unite a un profondo mutamento della percezione culturale della genitorialità. A preoccupare maggiormente sono i costi di mantenimento di un figlio a fronte di salari bassi e potere d’acquisto in calo. Questi ostacoli sono percepiti dal 91% degli intervistati.
All’incertezza economica si aggiungono altri fattori legati a una concezione della società ancora poco family-friendly. L’89% dei partecipanti all’indagine individua nella mancata stabilità lavorativa e nelle difficoltà di conciliazione tra ritmi lavorativi e vita personale i principali responsabili del calo. L’ambiente di lavoro è percepito dalla maggioranza come poco incline a concepire un’organizzazione alternativa delle mansioni e dei tempi.
A queste motivazioni strutturali correlate alla conformazione del mercato del lavoro si aggiungono importanti cambiamenti socioculturali. Il 72% degli intervistati afferma che a preoccupare è anche l’assenza di figure familiari di supporto come per esempio i nonni, pilastri della genitorialità del modello familiare tradizionale. L’assenza di un adeguato sostegno pubblico percepita dall’84% completa il quadro.
Il Report descrive anche i ribaltamenti valoriali che concorrono alla denatalità. Tra i partecipanti si riscontra una propensione a prioritizzare la propria indipendenza rispetto al progetto familiare. Le statistiche citano l’individualismo come fattore preponderante insieme alla scarsa propensione ai sacrifici.
La creazione di una propria famiglia, d’altra parte, non è più vista come elemento necessario alla propria realizzazione personale dal 74% degli under 30.
La percentuale di donne che considera l’equilibrio vita-lavoro come un ostacolo alla natalità è scesa di 9 punti percentuali, ma le donne restano i soggetti più penalizzati dalla genitorialità in ambito lavorativo.
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