Il Consorzio Aaster e i giovani di Generazioni Emilia-Romagna fotografano la percezione del movimento cooperativo ai giorni nostri
Il 1° luglio 2026, durante l’incontro della Direzione di Legacoop Emilia-Romagna intitolato “Oltre il mercato: il ruolo della cooperazione nello sviluppo locale”, è stato illustrato lo studio “La coesione sociale e la percezione della cooperazione”, frutto della collaborazione tra il Consorzio Aaster e Generazioni Emilia-Romagna.
Il contributo di Generazioni Emilia Romagna
Ad aprire la presentazione è stata Rosaria Mastrogiacomo, portavoce di Generazioni Emilia-Romagna, la quale ha spiegato come il progetto abbia visto la partecipazione attiva di un gruppo di giovani cooperatrici e cooperatori, impegnati in prima persona nelle interviste sul campo. L’obiettivo centrale dell’iniziativa è stato quello di far dialogare e mettere a confronto il punto di vista interno di chi sperimenta quotidianamente la realtà cooperativa con la percezione e l’opinione degli osservatori esterni. Rosaria Mastrogiacomo spiega come l’ascolto sia stato il cuore del progetto. La ricerca è stata portata avanti attraverso interviste approfondite, costruite su domande guidate. Lo scopo era di andare oltre le risposte attese per cogliere sfumature e ambivalenze, provando a comprendere in maniera genuina come venga percepita oggi la cooperazione e come possa essere valorizzata. Elemento centrale su cui si è fondata tutta la ricerca è stato proprio il confronto tra punti di vista diversi. Le interviste, condotte da giovani cooperatrici e cooperatori, hanno dato vita a un percorso di approfondimento e apprendimento condiviso, sia per chi poneva le domande sia per chi vi rispondeva. Un approccio che ha costruito valore ben oltre il singolo progetto.
La sociologia del welfare
Interviene poi Aldo Bonomi, fondatore e direttore Consorzio AASTER, che porta la platea a riflettere sul valore sociologico della cooperazione. L’economia e il sociale sono stati per decenni, nei programmi politici della Regione, due elementi strettamente collegati tra loro. Bonomi scherza sul fatto che addirittura si scrivessero con il trattino, frutto di anni di battaglie politiche in cui l’idea era chiara e nel welfare si credeva veramente. Negli ultimi anni, ormai, sembrano invece due elementi lontani, un legame che sembra aver perso credibilità. Il trattino è scomparso: le due parole fluttuano, alcune volte più vicine e altre più lontane, ma mai completamente connesse tra loro. Strutturare un’economia che prenda davvero a cuore gli aspetti sociali non è un compito facile.
Le richieste delle nuove generazioni
Le cooperative d’altronde nascono per questo, creare valore e distribuirlo. Questo elemento, tuttavia, non basta più che sia solo presente, ma deve essere evidente e attrattivo. Attrattivo affinché questo modello sopravviva. Non nel senso più “markettaro” del termine: non deve attrarre per vendere, come mezzo meramente commerciale e quindi a vantaggio di una sola parte. Deve invece attrarre perché genera un beneficio mutualmente equo per tutti, perché il valore è reale per tutte le parti in gioco. E per far sì che il cooperativismo si mantengano lucido bisogna che rimanga appetibile ed aperto alle nuove entrate cioè ai giovani. E cosa vorranno mai giovani?
I giovani cercano diritti del lavoro, dignità del lavoro, la possibilità di lavorare per qualcosa che vada oltre la semplice sopravvivenza, con spazio per le idee e per la realizzazione personale. Che poi, guarda caso, sono le stesse cose che cercavano i cooperatori degli anni Ottanta. Bonomi, infatti, parla di una dialettica tra vita, senso e reddito che, a ben vedere non è certo una peculiarità dei giorni nostri.
L’innovazione di per sé è già questo: rivedere e reinterpretare bisogni che in realtà restano gli stessi, ma traslati nel presente. Quindi il cambiamento che le cooperative devono affrontare è soprattutto un cambiamento legato alla percezione e alla comunicazione dei concetti di economia sociale e ruolo delle cooperative. Concetti che dovrebbero racchiudersi vicendevolmente uno dentro l’altro.


