La città delle Donne, il festival organizzato da Fondazione Barberini – Spostamenti e Open Group, è giunto alla seconda edizione. Un festival nato per promuovere e incentivare la cultura della diversità con l’obiettivo di migliorare la vita delle donne nella città da un punto di vista urbanistico, sociale e culturale.
La figura ispiratrice dell’edizione appena conclusa è stata Gentile Budrioli. Astrologa ed erborista bolognese, tacciata di stregoneria, fu messa al rogo dall’Inquisizione in Piazza San Domenico il 14 luglio del 1498.
Come Legacoop Emilia-Romagna abbiamo partecipato rappresentati da Nunzia Imperato, da poco eletta neo coordinatrice del coordinamento regionale Legacoop Pari Opportunità.

Il fil rouge che ha collegato la storia di Gentile Budrioli alla Cooperazione è un filo che lega il coraggio di ieri alle sfide di oggi: la parità sostanziale nel lavoro, la libertà economica come autodeterminazione, e la cooperazione come spazio possibile di giustizia e inclusione.
Le cooperative, come le altre imprese, possono essere oggi un volano fondamentale per la determinazione e l’indipendenza femminile.
Nelle imprese la parità di genere non può essere solo una questione di policy e reputation, ma di cultura organizzativa, di linguaggi e di spazi, di rispetto e di autonomia.
In Emilia-Romagna, nelle cooperative Legacoop, il 59 % delle persone occupate sono donne, un dato che supera di gran lunga la media delle imprese tradizionali. Tuttavia, la presenza femminile nei ruoli decisionali cala drasticamente: solo il 29 % dei membri dei CdA sono donne e il 25 % delle presidenze sono al femminile. Nei settori sociali e culturali, le percentuali migliorano: 53 % di donne nei CdA e fino al 45 % di presidenze nel settore sociale. Numeri mostrano il potenziale della cooperazione nel lavorare alle pari opportunità ma anche che la strada verso l’equilibrio nei ruoli apicali è ancora lunga.
Per questo stiamo lavorando su tre linee: la Convenzione OIL contro la violenza nei luoghi di lavoro; la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva; la Certificazione UNI/PdR 125. Questi strumenti non bastano se non diventano processi di consapevolezza organizzativa.
Inoltre, c’è un tema che attraversa tutte le nostre azioni: la retribuzione come forma di autonomia e indipendenza. Il lavoro delle donne continua a essere pagato meno, a essere interrotto, frammentato, sottovalutato.
Ma il reddito è la prima forma di autodeterminazione: è quell’elemento che, più di altri e con altri, consente di scegliere, di uscire dalla violenza in alcuni casi, di costruire futuro, di investire per crescere. Per questo la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva è una leva culturale, non solo amministrativa: ci obbliga a guardare in faccia le disuguaglianze e a sanarle.
E la cooperazione può essere un laboratorio privilegiato, dove la giustizia economica diventa parte della giustizia sociale, e la diversità, in tutte le sue forme, una risorsa per la crescita collettiva.
La linea che ci lega a Gentile Budrioli è quella del coraggio. Il coraggio di uscire dallo schema, di guardare oltre, di lavorare in tutti i settori senza chiedere il permesso. Gentile era una donna di scienza e di cura. Sapeva che la conoscenza non serve a dominare, ma a realizzarsi. È lo stesso coraggio che chiediamo oggi alle imprese e alle donne nelle imprese: osare visioni nuove, accogliere le differenze, rendere la parità – intesa come equità e inclusione – una forma di intelligenza collettiva.
Una città di donne e di alleanze


