Il ruolo dell’export nell’economia regionale e nazionale

Export italiano da record: l'Emilia-Romagna vola a 84,3 miliardi tra farmaceutica, agroalimentare e l'accordo UE-Mercosur.

Le potenzialità dell’export italiano e la necessità di esplorare nuove frontiere commerciali

Mentre lo scacchiere geopolitico internazionale si complica e si ridisegna tra dazi e tensioni sempre più evidenti, le imprese italiane sembrano dimostrare una buona capacità di adattamento. L’export si conferma un essenziale motore per la propulsione del PIL del paese. L’export, infatti, pesa per circa il 40% dell’intera economia nazionale. Le esportazioni italiane hanno toccato il record storico di 643,2 miliardi di euro nel 2025, in crescita annua del 3,3% rispetto al 2024, e hanno registrato una crescita netta del 3,3%. L’Italia si posiziona stabilmente nella top 10 degli esportatori mondiali, davanti a giganti storici come la Francia e il Canada. 

Le tendenze 

Il dato più significativo risiede nel profondo cambiamento delle tendenze d’acquisto globali. Non tutti i comparti crescono alla stessa velocità. Il settore farmaceutica unito al bio-tech domina la scena dell’export e registra un balzo record del 28,5% trainato soprattutto dalla domanda americana. Subito dopo si posiziona l’agroalimentare, che cresce del 4,3% grazie a una richiesta senza sosta di conserve e formaggi di qualità. In questo segmento, le produzioni DOP, IGP e biologiche non sembrano risentire delle crisi. I consumatori globali sono disposti a pagare un valore aggiunto per la sicurezza e la tracciabilità.  

Al contrario, i beni di consumo tradizionali stanno subendo una evidente flessione strutturale. Il sistema moda, il tessile e le calzature soffrono una contrazione dell’1,9%, penalizzati dal forte rallentamento della domanda in mercati cruciali come quello cinese. Anche l’automotive tradizionale è in forte affanno a causa della riduzione degli ordini europei e americani. Il rallentamento del mercato dell’automobile è messo alla dura prova dalla difficile transizione verso l’elettrico e dalla crescente concorrenza dei produttori cinesi. Così anche la produzione della plastica e i prodotti chimici cedono l’1,1% per via dei costi energetici e della transizione verso materiali alternativi.  

Il ruolo dell’Emilia-Romagna 

In Italia, l’Emilia-Romagna conferma la sua posizione tra le prime della classifica in termini di export. Nel 2025, le esportazioni regionali di beni hanno raggiunto la cifra record di 84,3 miliardi di euro, il che significa che oltre un euro su otto dell’intero export nazionale (il 13,1% per l’esattezza) parte proprio da questo territorio. I dati fotografano l’Emilia-Romagna come la seconda regione esportatrice italiana, subito dietro la Lombardia e davanti a Veneto e Toscana. 

Rispetto al 2024, le vendite estere regionali sono cresciute di circa 1,1 miliardi di euro, mettendo a segno un +1,3%. A livello settoriale, le performance emiliano-romagnole ricalcano alla perfezione le tendenze nazionali. A spingere le merci oltreconfine ci ha pensato l’agroalimentare, che ha visto i prodotti dell’agricoltura volare a un +17,4% e l’alimentare industriale crescere del +6,8%, insieme al comparto farmaceutico e biomedicale che ha registrato un ottimo +9,0%, seguito a ruota dagli apparecchi elettrici con un +4,8%. Sul versante opposto, rimangono evidenti i nodi da sciogliere per i settori più tradizionali: il sistema moda regionale ha perso il 5,7%, la chimica è arretrata del 3,7% e la ceramica distrettuale ha ceduto lo 0,5%. I mercati di riferimento si confermano prevalentemente quelli europei, con Francia e Spagna in prima linea, ma resta fondamentale il ruolo degli Stati Uniti che, nonostante una leggera flessione, continuano ad assorbire l’11,2% delle merci emiliane. 

Nuove frontiere e il Mercosur 

Se i mercati tradizionali mostrano segnali di rallentamento, la diversificazione geografica diventa una strategia necessaria per le imprese italiane. La ricerca di nuove frontiere può rappresentare una chiave per mantenere la competitività. In questo scenario il Mercosur, il blocco commerciale sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, rappresenta uno sbocco di forte interesse per il sistema produttivo nazionale. 

Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo tra Unione europea e Mercosur segna una svolta nelle relazioni commerciali. L’intesa è entrata in vigore in forma provvisoria il 1° maggio 2026, in attesa del completamento dell’iter istituzionale europeo e del pronunciamento definitivo della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Si tratta di un passaggio storico, che apre una nuova fase negli scambi tra due mercati che insieme rappresentano circa 700 milioni di consumatori. 

Il principale effetto sarà la progressiva riduzione dei dazi su oltre il 91% delle merci esportate dall’Unione europea verso il Mercosur, creando nuove opportunità soprattutto per i settori più competitivi dell’industria italiana. Un elemento rilevante dell’accordo riguarda la tutela delle indicazioni geografiche europee: 344 prodotti riconosciuti dall’Unione europea, tra cui il Parmigiano Reggiano, potranno beneficiare di una protezione specifica nei Paesi del Mercosur, impedendo che vengano commercializzati con la stessa denominazione prodotti che non rispettano i requisiti previsti. 

Una nuova mappa dell’export 

I dati indicano chiaramente che non è più possibile esportare seguendo le vecchie abitudini. Il calo dei beni di consumo tradizionali e la frenata del tessile obbligano le imprese a spostare il baricentro verso la tecnologia, la sostenibilità e la qualità agroalimentare certificata.  

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