Il 9 e 10 ottobre a Milano, le esperienze della cooperazione regionale contribuiranno al confronto sul futuro del Paese. Al centro, la mutualità come risposta ai bisogni delle persone.
La mutualità è una parola della Costituzione. L’articolo 45 riconosce la funzione sociale della cooperazione e impegna la Repubblica a promuoverne lo sviluppo. È il riconoscimento di un modo di organizzare l’economia: le persone si associano, condividono risorse e responsabilità, costruiscono insieme risposte ai propri bisogni. La cooperativa dà a questo principio una forma d’impresa, nella quale partecipazione e beneficio comune orientano le scelte.
Da qui prende avvio la riflessione che accompagnerà la Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma il 9 e 10 ottobre 2026 al The Mall di Milano. Nell’anno del 140° anniversario di Legacoop, l’appuntamento ospiterà la presentazione del Manifesto di Legacoop per l’Italia, frutto di un percorso con territori e imprese su lavoro, inclusione, transizione ecologica, innovazione e welfare.
L’Emilia-Romagna porterà a questo confronto una storia che attraversa la vita economica e sociale della regione. Dalle società di mutuo soccorso alle cooperative di braccianti, di consumo e di lavoro, l’organizzazione collettiva ha permesso alle persone di affrontare difficoltà che superavano le possibilità dei singoli. L’accesso al lavoro, alla salute, alla casa, ai beni e ai servizi ha alimentato una cultura della partecipazione che continua a interrogare il presente.
Oggi cambiano i bisogni e le condizioni in cui si manifestano. L’invecchiamento della popolazione, l’incertezza del lavoro, le trasformazioni tecnologiche e la transizione ambientale possono accentuare le disuguaglianze. Anche la solitudine assume una dimensione economica: significa affrontare senza sostegno il costo dell’abitare, la cura di un familiare, la perdita di un’occupazione. La mutualità offre un metodo per riconoscere ciò che accomuna queste esperienze e organizzare risposte alle quali le persone possano contribuire. Il programma della Biennale rende esplicito questo legame. Il costituzionalista Francesco Clementi interverrà sulla mutualità nella Costituzione e sulla democrazia economica. Seguirà la presentazione delle proposte di Legacoop per il Paese, affidata al presidente Simone Gamberini.
La presenza della cooperazione emiliano-romagnola attraverserà entrambe le giornate. Il 9 ottobre Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna e responsabile delle politiche del lavoro nella presidenza nazionale, parteciperà al confronto con le organizzazioni sindacali. Mauro Lusetti, presidente Conad, e Chiara Nasi, presidente CIRFOOD, interverranno sui nuovi bisogni degli italiani. Annalisa Pelacci, presidente Proges, porterà il contributo della cooperazione sociale nel panel sulla salute, al quale prenderà parte anche il presidente della Regione Michele de Pascale.
Il 10 ottobre Monica Fantini, presidente Conscoop e CECOP, interverrà nel confronto europeo. Seguiranno Gianmaria Balducci, Paolo Barbieri e Adriana Zagarese, presidenti rispettivamente di Cefla, CPL Concordia e Consorzio Integra. Simona Caselli, presidente Granlatte, parteciperà al panel con il ministro dell’Agricoltura. Nel confronto su crescita e coesione sociale interverrà Carlo Cimbri, presidente Unipol.
Queste presenze restituiscono l’ampiezza del contributo regionale: distribuzione, ristorazione, cura, industria, energia, costruzioni e agroalimentare. Ambiti diversi nei quali il rapporto tra attività economica e bisogni delle persone pone domande comuni: come distribuire il valore prodotto, come garantire qualità del lavoro, come rendere effettiva la partecipazione, come mantenere un legame con le comunità.
Per Legacoop Emilia-Romagna, rinnovare la mutualità significa confrontarsi con queste domande e tradurle in scelte d’impresa. Significa anche rafforzare il rapporto con le istituzioni, affinché le politiche pubbliche accompagnino la nascita e lo sviluppo delle esperienze cooperative. Il contributo alla Biennale prende così forma nella capacità di unire la storia della regione alle responsabilità del presente: dare alle persone gli strumenti per affrontare insieme il cambiamento e partecipare alle decisioni che riguardano il loro futuro.
La celebrazione alla Biennale dei 140 anni di Legacoop, fondata a Milano nel 1886, rappresenta un anniversario che invita a riscoprire le persone, i bisogni e le scelte da cui ha preso forma il movimento cooperativo: una storia nazionale costruita attraverso le esperienze delle comunità locali. E nei territori dell’Emilia-Romagna, quando è nata la cooperazione? Ripartiamo dalle sue origini, dalle prime imprese e da chi ha scelto di unire le forze per cambiare le proprie condizioni di vita.
LE ORIGINI DELLA COOPERAZIONE IN EMILIA-ROMAGNA
LEGACOOP ROMAGNA
Nel 1886 nasce la Lega delle cooperative, che al tempo si chiamava Federazione Nazionale delle Cooperative: un anniversario che viene giustamente celebrato quest’anno alla Biennale di Milano. Ed è l’occasione per gettare uno sguardo alle radici della cooperazione italiana. In Romagna l’anno cruciale è il 1883, quando 32 soci si riuniscono in una casa di via Carraie per fondare l’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna nominano Armando Armuzzi presidente e Federico Bazzini vicepresidente. Il segretario di quella prima cooperativa è un ragazzo non ancora maggiorenne ma destinato ad associare il proprio nome alla storia di tutta la cooperazione italiana: Nullo Baldini.
L’Associazione ottiene in subappalto grandi lavori di bonifica idraulica nell’Agro Romano: è quella l’impresa che contribuisce non solo a fare conoscere la cooperazione romagnola ma anche a consolidarne i valori, a cominciare dallo spirito mutualistico. Lo stesso percorso si realizza nella provincia di Forlì (che al tempo comprendeva anche il territorio di Rimini) quando nei primi decenni del Novecento le forze dei lavoratori si unirono in cooperative di lavoro e agricole.
L’altra culla della cooperazione romagnola sono state le case del popolo, diffuse su tutto il territorio da Ravenna a Forlì-Cesena fino a Rimini. Dalla fine dell’800 sono state il vero nucleo sociale e politico delle comunità. Un recente censimento ne ha contate 570. La storia della cooperazione romagnola non è completa se non viene citata la sua capacità di resistere al fascismo e di rinascere nel dopoguerra, con figure come Romolo Landi, Verenin Grazia e, ovviamente, lo stesso Nullo Baldini.
LEGACOOP IMOLA
Nel territorio imolese le radici della cooperazione affondano nelle esperienze di mutuo soccorso dell’Ottocento. I lavoratori si associavano per ricevere assistenza nella malattia, trovare un’occupazione e migliorare le proprie condizioni di vita. La Società operaia promosse anche una biblioteca circolante e un magazzino cooperativo. L’aiuto reciproco si accompagnava così all’accesso alla cultura e all’organizzazione dei consumi. In questo contesto si inserisce l’esperienza di Cooperativa Ceramica d’Imola.
Nel 1874 Giuseppe Bucci affida agli operai la propria fabbrica; la cooperativa si costituisce formalmente nel 1877. La mutualità trova espressione nella gestione dell’impresa: i lavoratori assumono la responsabilità dell’attività da cui dipende il loro sostentamento. È un’esperienza che contribuirà a caratterizzare lo sviluppo produttivo imolese e il rapporto tra lavoro e partecipazione. Con la crescita delle cooperative emerge l’esigenza di un’organizzazione comune, capace di sostenerle e promuoverne di nuove.
Nel 1911 nasce la Federazione Circondariale delle Cooperative di Imola, presieduta da Romeo Galli, alla quale aderiscono sedici cooperative. Il percorso attraversa le vicende del Novecento: nel 1945, ancora prima della fine della guerra, si avvia la ricostruzione della rappresentanza cooperativa. Il 10 dicembre 1982 nasce la Federazione delle Cooperative e Mutue del Territorio Imolese, con 53 cooperative. È il passaggio che sancisce l’autonomia da Federcoop Bologna e apre la storia più recente di Legacoop Imola.
La Biennale e i 140 anni di Legacoop sono un’occasione per rileggere questo percorso, che unisce iniziativa economica ed emancipazione delle persone. Per noi, rinnovare la mutualità significa dare continuità a questa esperienza. Significa sostenere imprese nelle quali la partecipazione dei soci, la qualità del lavoro e il rapporto con la comunità orientino le scelte.
LEGACOOP BOLOGNA
La cooperazione accompagna da oltre un secolo lo sviluppo economico e sociale del territorio bolognese. Attraverso società di mutuo soccorso, cooperative di consumo, agricole e di lavoro, il movimento cooperativo ha contribuito alla crescita della città e delle sue comunità producendo valore economico e promuovendo partecipazione, solidarietà e opportunità di emancipazione economica e sociale.
Ricostituita nel 1945, dopo gli anni dell’oppressione fascista, Legacoop Bologna raccoglie e rappresenta questa lunga tradizione, contribuendo fin dalla ricostruzione del dopoguerra alla creazione di lavoro, servizi e opportunità per migliaia di persone.
Nel corso dei decenni le cooperative associate hanno svolto un ruolo fondamentale in settori strategici come l’agroalimentare, la distribuzione, l’abitare, la cooperazione sociale, i servizi e la produzione e lavoro, contribuendo alla costruzione di un modello territoriale fondato sulla coesione sociale e sulla qualità dello sviluppo.
Ancora oggi la cooperazione bolognese continua a generare valore economico e sociale, mantenendo al centro le persone e l’interesse delle comunità, affrontando i problemi delle grandi transizioni, ambientale e digitale, con la forza della condivisione dei problemi e l’investimento comune sulla costruzione delle soluzioni.
LEGACOOP ESTENSE
Sul territorio estese, la nascita di Legacoop risale a due momenti distinti: nel 1891 nasce la Federazione Provinciale delle Cooperative di Modena; dodici anni dopo, nel 1903, viene fondata anche la Federazione Provinciale delle Cooperative di Ferrara. Guardando alle prime esperienze cooperative sul territorio, si va indietro di qualche decennio.
La nascita della cooperazione a Modena può essere fatta risalire al 1855, quando si costituisce la prima Società di mutuo soccorso, quella dei tipografi. A metà ‘800, infatti, i tipografi e i fonditori di caratteri tipografici si presentavano come una delle categorie più “consapevoli” e organizzate. Nei centri urbani dell’Italia centro-settentrionale, furono proprio queste categorie (come anche i lavoranti del legno, i sarti, i fabbri, i guantai, i coltellinai) ad attuare le prime forme di società cooperative di produzione e lavoro, spesso promosse dalle corrispondenti Società di mutuo soccorso.
A queste seguirono le cooperative di lavoro dei muratori e dei braccianti. Risale al 1864 la prima esperienza di costituzione nel modenese di un organismo assimilabile in parte ad uno spaccio cooperativo: la Società operaia di mutuo soccorso di Modena apre un “Istituto Filantropico Alimentare”, una cucina economica e un patronato per fanciulli.
Dal febbraio 1865 la sede passa nella centralissima Piazza Grande, con lo scopo di vendere prodotti alimentari a basso costo. L’”Istituto Alimentare” è ritenuto la prima cooperativa di consumo del modenese.
Spostando lo sguardo su Ferrara, negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia la provincia fu progressivamente caratterizzata da esperienze associazionistiche nel campo del mutuo soccorso e da sodalizi cooperativi negli ambiti agricolo, manifatturiero, del consumo e del credito. Tra le organizzazioni più antiche c’è la Cooperativa delle operaje tessitrici di Bondeno Ferrarese, sorta a seguito dell’alluvione del Po del 1872 come soluzione collettiva per la gestione di una un’emergenza occupazionale.
Crebbe progressivamente di importanza la cooperazione bracciantile, sviluppatasi negli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, principalmente nell’Argentano e nel Basso Ferrarese, a seguito della legge Baccarini del 1882, che rilanciava la bonifica attraverso lo strumento del cofinanziamento pubblico.
LEGACOOP EMILIA OVEST
Le radici della cooperazione nei territori dell’Emilia Ovest affondano nella seconda metà dell’Ottocento, quando lavoratori, contadini, artigiani e piccoli produttori iniziarono a organizzarsi per rispondere insieme ai bisogni economici e sociali. In Emilia, le prime esperienze cooperative si svilupparono nel solco delle idee mutualistiche e solidaristiche che animavano il movimento operaio e contadino, dando vita a cooperative di consumo, agricole, di lavoro e di credito.
A Reggio Emilia, grazie anche all’influenza di figure come Camillo Prampolini, la cooperazione divenne presto uno strumento di emancipazione sociale e partecipazione democratica.
Nel corso del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, le cooperative contribuirono in modo decisivo alla ricostruzione economica del territorio, promuovendo occupazione, sviluppo agricolo, servizi e welfare di comunità.
Alcuni casi esemplari. Nel 1893 nasce a Massenzatico di Reggio Emilia la cooperativa L’Artigiana, la cui storica scritta “Uniti siamo tutto, discordi siam nessuno” sintetizza lo spirito mutualistico originario.
Nel 1908 viene fondata la cooperativa Case Popolari Mancasale e Coviolo, un modello mutualistico e di proprietà indivisa nato per garantire stabilità abitativa.
Contestualmente si sviluppano le latterie sociali e le cooperative di consumo e di produzione, capaci di unire i produttori agricoli e i lavoratori contro le speculazioni di mercato.
LEGACOOP EMILIA-ROMAGNA
La storia di Legacoop Emilia-Romagna si lega all’avvio delle Regioni a statuto ordinario e al confronto con il nuovo governo del territorio.
Nel 1970, con l’entrata in funzione degli organi della Regione, nasce il Comitato Emiliano-Romagnolo della Lega delle Cooperative. Il movimento si dota di una rappresentanza che coordina le strutture provinciali e settoriali e sostiene gli interessi delle imprese associate.
Tuttavia, come scritto nei racconti dei territori, la nostra regione ha una lunga storia cooperativa e i 140 anni di Legacoop sono un’occasione per misurare il valore di ciò che abbiamo costruito nel tempo e metterlo al servizio delle sfide che abbiamo davanti. Valore che è racchiuso nel concetto di Mutualità, sancito nella Costituzione attraverso l’articolo 45, e che abbiamo approfondito tramite il libro che verrà distribuito alla Biennale ‘Mutualità è Costituzione – La solidarietà organizzata nel mercato’.
Alla Biennale, nell’anno dei 140 anni di Legacoop, portiamo questa esperienza e la responsabilità di darle continuità.
Per noi rinnovare la mutualità significa sostenere la partecipazione dei soci e costruire risposte ai bisogni di lavoro, casa e servizi. È questo rapporto tra impresa e vita delle persone che vogliamo mantenere al centro delle nostre scelte.


